Ripresa

Bentrovato mio diario elettronico.

Dall’ultima volta in cui ho annotato qualcosa sul blog è cambiato tanto – poi, come sempre, è tornato tutto come prima.

Mi sono innamorata, o meglio mi ero autoconvinta di esserlo, ma lui alla fine ha deciso che non aveva senso provarci senza avere la certezza che avrebbe poi effettivamente funzionato. Grazie al Grande Demone Celeste o chi per lui, costui si é rivelato subito un uomo dello spessore morale di un tappetino per la doccia. Grazie perché io sono troppo affamata d’amore e non riuscirei mai ad uscire da una relazione, per quanto sbagliata questa sia.

Presa dalla noia e dalla disperazione per l’amore che non ha potuto sbocciare ho iniziato un secondo lavoro.  I soldi guadagnati li investo in feste e alcol e caramelle – spero il mio fegato non me ne voglia.

Ma la vita é sempre la stessa pianura arida e triste.

Che noia che barba, che barba che noia.

 

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If we all threw our problems in a pile

Non sono mai stata una piagnona, una ragazzina lamentosa e con il moccio al naso. Anzi, nei miei primi venti anni di vita avró versato al massimo un bicchiere di lacrime.
E ora, ora mi trovo in una valle di lacrime.

Quest’anno é stato sia il migliore che il peggiore della mia vita.
Ho finalmente conquistato la mia indipendenza, sono all’universitá, vivo da sola, ho un lavoro e tanti amici.
D’altro canto mi faccio un mazzo tanto per mantenermi, i miei genitori a malapena si guardando in faccia dallo schifo che si fanno, mio padre ha perso il lavoro, la mia famiglia é stata sfrattata, mia sorella non sa cosa combinare della sua vita e sembra vivere in un limbo, convinta che il tempo per lei non passi mai, mio fratello, scombussolato dal casino familiare, ha iniziato a frequentare dei ragazzi che lasciamo stare.

Ma se mi metto tra la folla a urlare con quanta forza i miei polmoni riescono a sopportare, se spiattello sulla piazza i problemi miei e della mia famiglia, questi poi spariscono?
Magari.

Tu carichi il fucile di chi ti spara.

Piú amiamo e piú siamo esposti. Piú amiamo e piú siamo deboli.
Ogni respiro, sospiro, lacrima, bacio, abbraccio – ogni atto d’amore che compiamo é una parte di noi che se ne va.
E cosa rimane?

Stamattina mi sento come se uno schiacciasassi avesse asfaltato il mio cuore.
Tu, M., a cui dono una parte di me e dici che per te non conta niente, sei il mio schiacciasassi.
Tu, padre, che hai praticamente nullificato la mamma, rendendola l’essere miserabile e impaurito che è ora, sei il mio schiacciasassi.

E a me dico: tu, tu che hai permesso tutto questo, tu, tu in primis, sei il tuo schiacciasassi.

 

Questa pazza pazza vita

A volte capita che lo stress si accumuli e una persona solitamente posata e razionale reagisca in maniera spropositata a eventi apparentemente insignificanti.
Come l’acqua, anche gli esseri umani hanno un punto di rottura, un limite, oltrepassato il quale, la superficie si increspa e le bolle d’aria esplodono in superficie.

Ultimamente mi sento come se cercassi letteralmente di raccogliere l’acqua dell’oceano con un cucchiaino da caffé.

Non riesco a ricordare il momento in cui le cose hanno smesso di funzionare e la mia vita ha iniziato a franarmi addosso.

E intanto confuso, nel dubbio funesto, non parto, non resto.

È bello l´ordine.
È bella la precisione.
Son belle l´armonia e l´organizzazione.

Mi piace svegliarmi la mattina e sapere cosa mi aspetta:
10:00 lezione,
12:00 pausa pranzo,
14:30 lavoro.
Ma a quest´etá non vi sono certezze e questo mi distrugge.

Parto o resto? Questo o quello? Rischio o no?
Non fatemelo fare, di vivere la vita alla buona.
Ditemelo: va’ lá, fa’ questo, sii cosí.
Perchè l’indecisione non è mia amica e “(…) intanto confuso, nel dubbio funesto, non parto, non resto.

Porta acqua alle mie radici.

Piove ininterrottamente da tre giorni.
E io esco. Passeggio lungo il fiume, zigzagando tra i ponti, attraverso la cittá.

È bella la pioggia ed è bella la città sotto la pioggia.
Pioggia, porta acqua alle mie radici.
Ultimamente vivo in uno stato di apatia.  Esco, vedo gente, faccio cose, eppure non mi interesso di nulla e di nessuno.
Quando cammino incrocio lo sguardo dei passanti. La loro sará vera o presunta felicitá?
Sono giovane e mi sento addosso cent´anni.

Ogni giorno mi chiama mia madre, lacrime, lacrime, lacrime.

Non c´è mai stata cosí tanta acqua nella mia vita.

I mali vengono a grappolo

I mali vengono a grappolo e le cose belle ti salutano da lontano.D`altronde penso che le cose non siano né buone né cattive, ma sono solo come sono.
Ossia: lamentarsi non serve a niente.

Peró poi d´un tratto mi assale un senso d´ingiustizia grandissimo. E mi arrabbio col mondo e vorrei urlare, piangere e rompere qualcosa.
Perchè la vita si accanisce su certe persone? Perchè vita, perchè?
Ma siccome sono anche una persona razionale penso che non abbia senso chiedersi il perchè, in fondo la vta non è un´entititá a parte che tira le fila del nostro destino, maneggiandoci come burattini. La vita siamo noi; noi e gli altri.
E allora perchè mai una gioia? Perchè tanto dolore?
Penso a mia madre, la persona migliore che io conosca e penso alla sua vita: una serie infinita di sfortunate vicissitudini, e non capisco perchè.
Dov´è la giustizia in questa vita?

Quindi: vita, dammi oggi la mia razione di dolore quotidiano, dalla a me e a tutti gli altri, dividila in egual misura, tra tutti gli uomini e le donne di questa terra, senza alcuna distinzione; facciamo un po` per ognuno.