If we all threw our problems in a pile

Non sono mai stata una piagnona, una ragazzina lamentosa e con il moccio al naso. Anzi, nei miei primi venti anni di vita avró versato al massimo un bicchiere di lacrime.
E ora, ora mi trovo in una valle di lacrime.

Quest’anno é stato sia il migliore che il peggiore della mia vita.
Ho finalmente conquistato la mia indipendenza, sono all’universitá, vivo da sola, ho un lavoro e tanti amici.
D’altro canto mi faccio un mazzo tanto per mantenermi, i miei genitori a malapena si guardando in faccia dallo schifo che si fanno, mio padre ha perso il lavoro, la mia famiglia é stata sfrattata, mia sorella non sa cosa combinare della sua vita e sembra vivere in un limbo, convinta che il tempo per lei non passi mai, mio fratello, scombussolato dal casino familiare, ha iniziato a frequentare dei ragazzi che lasciamo stare.

Ma se mi metto tra la folla a urlare con quanta forza i miei polmoni riescono a sopportare, se spiattello sulla piazza i problemi miei e della mia famiglia, questi poi spariscono?
Magari.

it’s like a jungle sometimes – it makes me wonder how I keep from going under

Ho sempre avuto la convinzione che il giorno in cui fosse accaduto qualcosa di brutto a qualcuno che amo, l’avrei saputo.
Assurdamente avrei avvertito il loro dolore, indipendentemente dalla distanza. Magari, come ci hanno insegnato nei film, avrei sentito il richiamo del mio nome trasportato dal vento. Una brutta sensazione. Una parvenza di scossa al cuore.

E invece no, niente. Ti alzi, lavori, studi, esci, ridi e pensi magari ad altro.
Poi ti senti in colpa per quel tempo in cui, inconsapevolmente, li hai lasciati soffrire da soli.

Che il nostro amore non sia abbastanza forte? O che, semplicemente, in questa vita il dolore non sia condivisibile?