Ripresa

Bentrovato mio diario elettronico.

Dall’ultima volta in cui ho annotato qualcosa sul blog è cambiato tanto – poi, come sempre, è tornato tutto come prima.

Mi sono innamorata, o meglio mi ero autoconvinta di esserlo, ma lui alla fine ha deciso che non aveva senso provarci senza avere la certezza che avrebbe poi effettivamente funzionato. Grazie al Grande Demone Celeste o chi per lui, costui si é rivelato subito un uomo dello spessore morale di un tappetino per la doccia. Grazie perché io sono troppo affamata d’amore e non riuscirei mai ad uscire da una relazione, per quanto sbagliata questa sia.

Presa dalla noia e dalla disperazione per l’amore che non ha potuto sbocciare ho iniziato un secondo lavoro.  I soldi guadagnati li investo in feste e alcol e caramelle – spero il mio fegato non me ne voglia.

Ma la vita é sempre la stessa pianura arida e triste.

Che noia che barba, che barba che noia.

 

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it’s like a jungle sometimes – it makes me wonder how I keep from going under

Ho sempre avuto la convinzione che il giorno in cui fosse accaduto qualcosa di brutto a qualcuno che amo, l’avrei saputo.
Assurdamente avrei avvertito il loro dolore, indipendentemente dalla distanza. Magari, come ci hanno insegnato nei film, avrei sentito il richiamo del mio nome trasportato dal vento. Una brutta sensazione. Una parvenza di scossa al cuore.

E invece no, niente. Ti alzi, lavori, studi, esci, ridi e pensi magari ad altro.
Poi ti senti in colpa per quel tempo in cui, inconsapevolmente, li hai lasciati soffrire da soli.

Che il nostro amore non sia abbastanza forte? O che, semplicemente, in questa vita il dolore non sia condivisibile?

Tu carichi il fucile di chi ti spara.

Piú amiamo e piú siamo esposti. Piú amiamo e piú siamo deboli.
Ogni respiro, sospiro, lacrima, bacio, abbraccio – ogni atto d’amore che compiamo é una parte di noi che se ne va.
E cosa rimane?

Stamattina mi sento come se uno schiacciasassi avesse asfaltato il mio cuore.
Tu, M., a cui dono una parte di me e dici che per te non conta niente, sei il mio schiacciasassi.
Tu, padre, che hai praticamente nullificato la mamma, rendendola l’essere miserabile e impaurito che è ora, sei il mio schiacciasassi.

E a me dico: tu, tu che hai permesso tutto questo, tu, tu in primis, sei il tuo schiacciasassi.

 

“A volte i fogli leggeri ti taglian le dita e vedi il sangue, ma non la ferita.”

Avevo scritto un lungo articolo riguardo alcuni viaggi introspettivi che ho intrapreso in queste ultime nottate senza sonno, ma alla fine si era rivelata una cosa troppo personale e difficile da scrivere, quindi lascio perdere – anche perchè non so dove arriverei continuando a rimuginare su me stessa.

Ecco le conclusioni a cui sono giunta fino a qui:

  • faccio fatica a concepire l’amore gratuito, pertanto mi aspetto che le persone si aspettino qualcosa da me
  • non sono in grado di pretendere niente da nessuno, fuorchè me stessa
  • sublimo l’insicurezza in (finta)sicurezza

Ta daaan, mi sono risparmiata minimo tre o quattro future sedute di psicoanalisi.

Buona notte, mondo.

 

Grazie sign. Malaussène

 Io vivo, io muoio, mi brucio e mannego,
ho caldo estremo mentre soffro il freddo.
La vita m’è troppo tenera e troppo dura,
ho grandi affanni confusi con la gioia.
Nello stesso tempo io rido e lacrimo.
Assai gravi tormenti nel piacere soffro,
il mio ben se ne va e giammai dura,
secco e verdeggio nello stesso tempo.
Così, incostantemente Amore mi conduce,
e quando penso d’ aver maggior dolore,
d’improvviso mi trovo fuor dell’affanno.

Poi quando credo la mia gioia esser certa,
e d’ aver raggiunto il desiderato bene,
ritorno, allora, al mio primo dolore.

                                                    Louise Labè