Il selfie non immortala niente

Roberto Cotroneo

Nel novembre del 2000 la Sharp, azienda giapponese di prodotti elettronici, mette sul mercato il primo telefono cellulare con inclusa una fotocamera. È una cosa che oggi farebbe sorridere. La risoluzione era di 0,1 megapixel, e il cellulare costava ben 500 dollari di allora. Fu l’inizio dell’era della fotografia totale. Ovvero da quel momento in poi il fotografare non è più una scelta. Non si tratta di decidere di portarsi dietro uno strumento che ferma la realtà in immagini. Ma scattare è sempre possibile, e si è tutti dei fotoreporter in servizio permanente effettivo.

Da quel lontano 2000 è passato molto tempo, un’era geologica. Le fotocamere sono diventate più sofisticate, più definite, scattare con il cellulare era sempre più soddisfacente. Ma per dieci anni, fino al 7 giugno del 2010, la sostanza non è cambiata di molto. Potevi fotografare facilmente ma era piuttosto faticoso fotografarsi. Quel 7 giugno Steve Jobs…

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E intanto confuso, nel dubbio funesto, non parto, non resto.

È bello l´ordine.
È bella la precisione.
Son belle l´armonia e l´organizzazione.

Mi piace svegliarmi la mattina e sapere cosa mi aspetta:
10:00 lezione,
12:00 pausa pranzo,
14:30 lavoro.
Ma a quest´etá non vi sono certezze e questo mi distrugge.

Parto o resto? Questo o quello? Rischio o no?
Non fatemelo fare, di vivere la vita alla buona.
Ditemelo: va’ lá, fa’ questo, sii cosí.
Perchè l’indecisione non è mia amica e “(…) intanto confuso, nel dubbio funesto, non parto, non resto.

Porta acqua alle mie radici.

Piove ininterrottamente da tre giorni.
E io esco. Passeggio lungo il fiume, zigzagando tra i ponti, attraverso la cittá.

È bella la pioggia ed è bella la città sotto la pioggia.
Pioggia, porta acqua alle mie radici.
Ultimamente vivo in uno stato di apatia.  Esco, vedo gente, faccio cose, eppure non mi interesso di nulla e di nessuno.
Quando cammino incrocio lo sguardo dei passanti. La loro sará vera o presunta felicitá?
Sono giovane e mi sento addosso cent´anni.

Ogni giorno mi chiama mia madre, lacrime, lacrime, lacrime.

Non c´è mai stata cosí tanta acqua nella mia vita.

I mali vengono a grappolo

I mali vengono a grappolo e le cose belle ti salutano da lontano.D`altronde penso che le cose non siano né buone né cattive, ma sono solo come sono.
Ossia: lamentarsi non serve a niente.

Peró poi d´un tratto mi assale un senso d´ingiustizia grandissimo. E mi arrabbio col mondo e vorrei urlare, piangere e rompere qualcosa.
Perchè la vita si accanisce su certe persone? Perchè vita, perchè?
Ma siccome sono anche una persona razionale penso che non abbia senso chiedersi il perchè, in fondo la vta non è un´entititá a parte che tira le fila del nostro destino, maneggiandoci come burattini. La vita siamo noi; noi e gli altri.
E allora perchè mai una gioia? Perchè tanto dolore?
Penso a mia madre, la persona migliore che io conosca e penso alla sua vita: una serie infinita di sfortunate vicissitudini, e non capisco perchè.
Dov´è la giustizia in questa vita?

Quindi: vita, dammi oggi la mia razione di dolore quotidiano, dalla a me e a tutti gli altri, dividila in egual misura, tra tutti gli uomini e le donne di questa terra, senza alcuna distinzione; facciamo un po` per ognuno.