“Oh, are you si…

“Oh, are you sinking?”

La famiglia – che cosa non é!

Benvenuta, bentornata a casa.
Abbracci, abbracci e tanto amore.  Perfino mio padre si é spostato dal divano ed é venuto a prendermi all´aeroporto.
Sono circondata da cosí tanto affetto che dimentico per quale motivo me ne sono andata, per quale motivo odio questo posto e i suoi abitanti.
La mia felicitá é durata esattamente un giorno e una notte, poi una telefonata, un caffé accompagnato da un litigio mattutino, e mi sono ricordata.
Oh, cara famiglia, cara mamma, caro papá, cara sorella, vi amo e vi odio.
E di questo non riesco a capacitarmi. E questo mi fa sentire in colpa.
E penso anche che le prossime vacanze non torneró, mi cercheró un lavoro e i vostri soldi ve li potete tenere, ma lasciatemi in pace. Non trascinatemi nelle vostre faide familiari. Non corrodete la mia appena ritrovata tranquillitá.
Io vi amo, ma sto meglio senza di voi.

Annunci

Pazienza, santa pazienza

Ci sono una russa, un´italiana, una turca e una tedesca.
No, non é l´inizio di una barzelletta sporca, ma la composizione dell´appartamento in cui attualmente vivo.

Sono cresciuta con due sorelle, un fratello, una mamma, un papá e una gatta, quindi so cosa voglia dire trovare il bagno occupato, il lavello pieno di piatti, scoprire che qualcuno ha mangiato il tuo yogurt e non trovare mai la carta igienica. E questo ha temprato il mio carattere. Non voglio insinuare di avere la proverbiale pazienza di un santo, ma sono una persona abbastanza tollerante. O almeno credevo di esserlo.

Quando ti iscrivi all´universitá e vai a vivere per conto tuo sei su di giri. Finalmente la tanto agognata indipenenza! Viva la libertá! Ora sí che posso definirmi un´adulta!
Sbagliato.
Finché madre e padre ti mandano un (misero-sigh!) tot al mese e tu non hai altre entrate, non hai assolutamente piú libertá e/o indipendenza di quella che avevi prima. Anzi, adesso hai mille altre cose che ti incastrano, vedi la spesa, le pulizie, ricordarsi di versare l´affitto, riconsegnare i libri in biblioteca etc. – e studiare

Inoltre la vita nel campus universitario non é propriamente la fine del mondo (a meno che tu non sia un 20enne con il cervello di un 16enne e l´igiene di un 11enne, allora é da paura).
In Germania si ha la possibilitá di vivere in una Studentenheim, ovvero palazzi di proprietá dell´universitá, con tanti mini appartamenti che vengono affittati a prezzi stracciati.
Pro: basso costo
Contro: ti becchi i coinquilini che ti becchi e nell´intero palazzo ci sará sempre un casino di sottofondo.

Tirando le somme non posso lamentarmi di questi primi tre mesi da universitaria.
Lo studio non mi emoziona particolarmente. Da brava ragazza di provincia ho fatto amicizia con due sole persone. Talvolta mi dimentico ancora cose basilari come andare a fare la spesa (ovviamente me ne ricordo quando apro il frigo).
Ma miglioreró.
Ci vuole solo un po´ di pazienza – o, come diceva Suor Umbertina tanti anni fa a quella bambina irruente quale ero: Ci vuole pazienza, tanta pazienza.

“Ragazzo solo, ragazza sola” David Bowie

Scena: io sulla metro seduta in quei posti a quattro ,circondata da una famiglia.
Lei, sei anni, biondissima, senza i dentini davanti, con un visino angelico, si gira e dice al fratellino: “Vieni a sederti su di me!”
Lui, tre anni, si arrampica sul sedile e si aggrappa a lei, come un koala, abbracciandola stretta stretta.

La cosa piú bella che io abbia visto da molto tempo a questa parte.

 

Inizio

Non credo nei blog. Dubito che a qualcuno interessi seriamente quello che gli altri hanno da dire. Ma del resto non mi aspetto che qualcuno legga quello che sto scrivendo, quindi va bene.

Non mi ricordo esattamente il numero di blog, diari e quaderni vari che ho iniziato e poi abbandondato. E poiché é da un po´ che non comunico per iscritto, spero che non mi si siano arrugginite le articolazioni delle dita.

Non so perché ho deciso di aprire questo blog. Ma tanto, male che vada, smetteró di scriverci entro due settimane, quindi non ha senso pensare al perché.

Non sono sicura se presentarmi o meno. Poiché do per scontato che questo non articolo non verrá letto, mi sembra un po´ una perdita di tempo. Ma potrei comunque presentarmi a me stessa, in fondo capita di dimenticarci chi siamo.

Non mi chiamo Gabrielle, ovviamente. Ma ci si avvicina, poi mi piace la doppia “ll”, la morbidezza con la quale viene pronunciata.
Ho diciannove anni. (Scritti proprio cosí. Non 19 e basta. Perché ci sono anni e anni e la gente se li sente addosso in modi diversi.)
Sono una studentessa. Studio come governare un paese e come tenere insieme i pezzi del mondo.
Attualmente vivo in Germania, ma sono italiana. Peró non sono solo italiana. Lo sono di cittadinanza, comunque non di nascita.
Ho i capelli castano chiaro e gli occhi molto scuri. Porto gli occhiali quando leggo e quando sto al computer. Sono alta. Sono normale, nel bene e nel male.
Mi piace: iniziare le cose (e in teoria anche portarle a termine), la camomilla al limone, camminare per strada, l´azzurro, l´odore di legno bruciato, fissare le persone sulla metro, la cioccolata, l´odore dei panni appena stesi, certa musica, certi libri e certi film, le liste, i complimenti e stare per conto mio.
Non mi piace: gli odori forti, le frasi di cortesia, lavare i piatti, la gente che mi fissa sulla metro, aspettare, l´acqua gassata, il caffé da portare via e un sacco di persone.

Non credo ci sia altro da dire.

Non so bene come funziona il sito, ma impareró. Magari scriveró a me stessa per me stessa. Come diceva il mio professore d filosofia al liceo, a volte anche solo a dirle le cose migliorano. Non sono le esatte parole, lui era un intellettuale tutto latinismi e citazioni varie. Ma il senso é quello e il senso é semplice.

Le cose non sono né buone né cattive, sono come sono. Ma a spiegarle a volte migliorano.

Buonanotte.